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Il Nobel della volgarità va al Gassmann regista

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Posted on: 12/07/17
Va bene che il Nobel per la Letteratura l'ha preso perfino Dario Fo, ma questo Giovanni Passamonte, impersonato da Gigi Proietti, che ha scritto solo dei romanzetti e non conosce neppure l'italiano («vicino Malmoe») supera ogni limite di decenza. Come del resto l'intero film, il terzo da regista di Alessandro Gassmann, che ha voluto riappropriarsi delle due N originarie della famiglia e dirige se stesso nel ruolo del personal trainer separando e in difficoltà economiche Oreste. Uno striminzito viaggio, come si suol dire, on the road, da Roma a Stoccolma, con un turpiloquio incessante (impossibile tenere il conto della parola dalla doppia zeta) e con un porcellonesco Rocco Papaleo, nel ruolo di Rinaldo, il fedele assistente di Proietti, rumoroso alfiere dell'amore solitario davanti alla tv. Non basta, tanto per gradire, durante il lungo percorso attraverso Austria, Germania e Danimarca sono un indisponente tormentone le soste per far pipi all'aria aperta: prima Giovanni da solo, poi lui con Oreste, quindi ai due si aggiunge Rinaldo e, per concludere in bellezza, ai tre acerrimi nemici del water, si aggiunge Marco Zitelli, ovvero Andrea, nipote del maturo protagonista, frutto di uno dei mille flirt consumati in mezza Europa. Guai però dimenticare la parità sessuale, finalmente raggiunta nei prati in fiore: così anche Anna Foglietta, la blogger Lucrezia, sorellastra di Oreste, si libera del superfluo, accovacciata tra l'erba, in compagnia di Matilde De Angelis, una giovanissima cantante, compagna di lavoro di Andrea, raccattata a Copenaghen. Ogni tanto una battuta da salvare, tipo questa: «Un occupato in più è sempre meglio di un disoccupato in meno che si improvvisa scrittore». Oppure strampalate digressioni, come la mucca comprata a un contadino sudtirolese o l'estemporaneo incontro di lotta tra Oreste e un commissario di polizia austriaco, inflessibile solo in apparenza o ancora gli incontri con spettrali ex amanti. In sala risuonano isolate risate, forse di chi vuol trovare una giustificazione all'ora e mezzo abbondante buttata via.




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